Abilismo e sessualità negata

Dec 03, 21

Abilismo e sessualità negata

La sessualità è già di per sé un argomento tabù nella nostra società: quando poi questa viene associata alla disabilità, il tema viene ancora più relegato ai margini e trattato con l’attenzione che merita soltanto dagli esperti del settore. In occasione, però, della Giornata Internazionale per le persone con disabilità, che ricorre ogni anno il 3 dicembre, è nostra intenzione approfondire questa tematica.

Sesso e disabilità

Quando si parla di disabilità è importante farlo a tutto tondo, non lasciandosi offuscare il pensiero dalla chiave di lettura negativa che viene tipicamente associata alla terminologia. Secondo quello che è il senso comune, infatti, la parola «disabilità» rimanda prevalentemente ad una “vita vissuta con limitazioni”. Ma è giusto, nel 2021, parlare di disabilità soltanto in questi termini? Noi pensiamo di no. Perché una persona disabile è molto più di questo.

Sul tema della sessualità delle persone con disabilità, da parte della società tutta, serve uno scatto in avanti. La nostra riflessione in merito non può che partire da un documento pilota che, nel 1993, l’Assemblea delle Nazioni Unite (ONU) aveva pubblicato sulla sessualità dei disabili. Tutte le persone con disabilità, si legge, devono poter “fare esperienza della propria sessualità, viverla all’interno di una relazione, avere dei figli, essere genitori, essere sostenuti nell’educazione della prole da tutti i servizi che la società fornisce e, non ultimo, ricevere un’educazione sessuale”. Parole sicuramente importanti che, spesso, restano soltanto tali, restando ben lontane dalle azioni concrete.

Il desiderio sessuale delle persone con disabilità

Pensare che le persone disabili non abbiano desideri sessuali è fuorviante e completamente disconnesso dalla realtà. I deficit motori che una persona può avere, infatti, non le impediscono di sentire desideri e bisogni sessuali ed imparare a gestire questi piaceri per un disabile è fondamentale. Figure specializzate, come medici o assistenti sessuali, possono aiutare moltissimo queste persone ad avviare un percorso di consapevolezza perché i limiti fisici non diventino anche mentali ed emotivi. Da qui, l’importanza di saper gestire la propria sfera dell’affettività, punto di partenza per alimentare rapporti sani e funzionali con partner sentimentali e sessuali.

Donne con disabilità: una sessualità troppo spesso negata 

Un tema che ancora si fatica ad affrontare – nonostante qualche timido passo in avanti negli ultimi anni – è quello relativo alle difficoltà delle donne disabili nel vivere ed esprimere liberamente la propria sessualità. Queste persone, infatti, se non seguite in maniera adeguata da specialisti, rischiano di reprimere o ritenere inadeguato il proprio desiderio di piacere, arrivando talvolta a sperimentare condizioni depressive. 

I servizi di ginecologia ed ostetricia a loro dedicati sono spesso insufficienti e poco accessibili. Per non parlare della scarsità di campagne informative sulle tematiche che le riguardano da vicino (e che molte donne disabili si ritrovano a gestire completamente da sole): gestione del ciclo mestruale, scelta delle contraccezioni più adatte, desiderio e piacere, rapporto con il proprio corpo, approccio sessuale con i o le partner, e diritto a poter essere madri.

Il ruolo della società e delle famiglie

Per far sì che donne e uomini disabili prendano coscienza dei loro diritti sessuali è fondamentale che la società si attrezzi per accogliere questa esigenza. 

Ma da dove partire per migliorare? Un’arma da potenziare è senza dubbio l’educazione sessuale, entrata nelle scuole da poco ma decisiva per costruire una società più consapevole. 

Molto importante per una coppia, soprattutto quando uno dei due è disabile, è la possibilità di un supporto psicologico. Le disabilità motorie infatti, in molti casi, portano ad affrontare problematiche che necessitano di un sostegno adeguato.

Anche il ruolo dei genitori di un disabile, però, viene considerato un elemento decisivo. Per loro, saper comprendere il desiderio dei propri figli, sostenendoli e promuovendo la scelta di un percorso ad hoc, può essere di grande aiuto. Va comunque tenuto presente che le limitazioni fisiche che influiscono sulla sfera sessuale vanno affrontate con i giusti tempi e con grande cautela. Accelerare i tempi più del dovuto può rivelarsi dannoso e portare, senza volerlo, ad emozioni e reazioni difficili da gestire. 

Disabili con problematiche al midollo spinale: come affrontare il desiderio sessuale?

Quando si parla di sessualità delle persone disabili un capitolo a parte va dedicato a quelle persone (in molti casi sotto i 40 anni di età) che si trovano a dover gestire una lesione al midollo spinale presente dalla nascita o generatasi dopo un incidente (stradale o avuto sul posto lavoro).

Questo tipo di lesione, chiamata anche miolesione, porta, in più del 90% dei casi, ad avere gravi disfunzioni come la scomparsa (o la riduzione) della sensibilità, la perdita di fertilità (che porta all’impossibilità di avere figli), così come deficit nell’erezione e nell’eiaculazione.

In questi casi, oltre ad un supporto psicologico, è molto importante avviare per la persona anche un percorso di tipo “riabilitativo” grazie a terapie e farmaci ad hoc che migliorino le potenzialità espressive sessuali. Inoltre, nel caso di coloro che presentano problemi di eiaculazione, si può provocare il fenomeno in modo “artificiale” o tramite la vibrostimolazione del pene (vibratore meccanico) o ricorrendo all’elettroeiaculazione (ma solo in alcuni casi particolari). Segno che alcuni rimedi esistono e conoscerli è importante.



L’autrice dell’articolo è Sara Passarin, giornalista pubblicista, appassionata di tematiche di attualità, iscritta all'ordine dei Giornalisti della Lombardia.


Editor: Chiara Maggio