Che cosa si intende per prodotto sostenibile?

Mar 10, 22

Che cosa si intende per prodotto sostenibile?

L’attenzione dei consumatori nei confronti della tutela dell’ambiente è cresciuta molto negli ultimi anni. Di conseguenza, sono sempre di più le aziende che, per rimanere competitive nel mercato, stanno adattando la propria offerta di prodotti e servizi alle nuove esigenze degli acquirenti, trasformandoli in chiave “green”, a volte però, solo in modo apparente.

Ed è proprio qui che rischiamo di essere tratti in inganno: le aziende ci dicono sempre la verità? I loro green claims sono sufficientemente supportati dai dati? C’è un vero interesse nei confronti della sostenibilità o ci troviamo di fronte all’ennesimo caso di greenwashing?

Essendo costantemente bombardati da pubblicità spesso ingannevoli, riuscire a capire cos’è realmente sostenibile e cosa no può risultare difficile.

Quali sono, quindi, le caratteristiche di un prodotto davvero sostenibile? Quali sono gli elementi da tenere in considerazione quando decidiamo se acquistarlo o meno? L’unica dimensione da tenere in considerazione è quella ambientale?

Scopriamo insieme quali sono le risposte a questi quesiti, fornendo alcuni criteri per valutare se un prodotto è particolarmente sostenibile o più sostenibile di un altro che assolve la medesima funzione. In linea generale:

Un prodotto può essere considerato sostenibile se tutte le fasi del suo sviluppo, dall'estrazione delle materie prime alla lavorazione, dal trasporto allo smaltimento, sono state progettate con lo scopo di minimizzarne l'impatto ambientale (entro i limiti posti dall’ambiente), per soddisfare i bisogni odierni senza compromettere i bisogni futuri, in un quadro di equa distribuzione delle risorse.

Partiamo dal primo elemento: le materie prime.

Distinguiamo due tipi di materie prime: quelle rinnovabili e quelle non rinnovabili.

Le materie prime rinnovabili sono quelle in grado di rigenerarsi, come ad esempio l’energia solare. Al contrario, le materie prime non rinnovabili non si rigenerano. Di conseguenza, il loro consumo smisurato porta alla diminuzione delle quantità disponibili (petrolio, gas naturale, metalli ecc.). L’estrazione e la lavorazione di queste ultime, inoltre, causano danni ambientali, incidenti, e avvengono spesso in condizioni precarie per i lavoratori.

È importante quindi che esse siano utilizzate in modo responsabile, altrimenti la salute del Pianeta sarà costantemente compromessa, si continueranno a perpetuare ingiustizie e sofferenze e andremo a precludere sempre di più alle generazioni future la possibilità di accedere a tali risorse.

Per verificare se un prodotto è stato realizzato con materie prime sostenibili, estratte e lavorate in modo responsabile, è necessario fare attenzione alle etichette e alle certificazioni indicate nel prodotto (verificando sempre la serietà dell’ente certificatore).

Passiamo alla fase di lavorazione.

I lavoratori impegnati lungo tutto il processo produttivo devono essere messi nelle condizioni di poter svolgere le proprie mansioni in modo sicuro, ricevendo un’adeguata retribuzione.

Se un prodotto ti sembra che costi eccessivamente poco, chiediti sempre chi sta pagando al posto tuo.

Molto spesso a pagare il prezzo reale di quel prodotto sono proprio i lavoratori: alcune aziende infatti, per tenere alti i propri profitti, tengono estremamente bassi i salari dei dipendenti, fino a raggiungere livelli paragonabili alla schiavitù.

A pagarne le conseguenze è spesso anche il Pianeta: se i processi di produzione impiegano fonti energetiche fossili, se non vengono gestiti correttamente i materiali di scarto o se vengono sprecate e contaminate risorse naturali, come ad esempio l’acqua, quel prodotto finale non potrà definirsi sostenibile.

Facciamo attenzione anche al packaging: in generale, più un prodotto è libero da imballaggi meglio è.
Perché? 

  • Un imballaggio corrisponde quasi sempre ad un rifiuto aggiuntivo, che potrebbe finire disperso nell’ambiente;
  • Molto spesso i packaging sono di plastica, materiale che non solo viene realizzato a partire dal petrolio, ma che impiega anche centinaia di anni a degradarsi;
  • Anche se fossero realizzati in carta o cartone, non è detto che questi materiali provengano da foreste gestite in modo responsabile.

È importante quindi verificare se l’azienda è attenta al benessere dei propri lavoratori (es. certificazioni fairtrade, commercio equosolidale), se impiega fonti di energia rinnovabili nei processi produttivi e se usa responsabilmente le risorse naturali, magari attingendo a materiali riciclati piuttosto che a quelli vergini, anche nella scelta del proprio packaging. 

Non sottovalutiamo il trasporto.

Un prodotto non dovrebbe viaggiare migliaia di chilometri prima di giungere alle nostre case. I trasporti infatti, generano CO2, specialmente quelli aerei, e di conseguenza andrebbero limitati.

Prediligiamo i prodotti locali a filiera corta: è meglio accorciare sempre di più la tratta produttore-consumatore, non solo perché si risparmiano emissioni inquinanti, ma anche perché è più semplice tenere sotto controllo la catena produttiva.

Purtroppo, non sempre tutti i prodotti che ci servono (o che vogliamo) si trovano vicino a noi e ci troviamo costretti a farceli spedire. 

Non è il caso però di demoralizzarsi: se è vero che andrebbero limitate le spedizioni in favore di un consumo più locale, è anche vero che ci sono aziende che si impegnano per compensare le emissioni generate dal trasporto dei propri prodotti, supportando progetti ad impatto ambientale positivo: sono pratiche che andrebbero incoraggiate! 

Ultimo ma non ultimo: lo smaltimento. 

Un prodotto è sostenibile quando, dopo l’acquisto, genera poco (o nessun) rifiuto, quando cioè si può riutilizzare più volte e riciclare alla fine del suo ciclo di vita.

È fondamentale uscire dall’ottica dell’economia lineare, basata sullo sfruttamento e sullo spreco e passare al paradigma dell’economia circolare, fondata invece sulla rivalutazione dello scarto.

Le logiche dell’economia lineare ci hanno portato a sommergere il Pianeta di rifiuti, che causano gravi danni all’ecosistema e agli animali. Se continuiamo di questo passo, nel 2050 avremo più plastica che pesci nell’oceano. Vogliamo davvero questo per il nostro futuro?

Ora abbiamo tutti gli elementi per rispondere ai quesiti iniziali. 

Le caratteristiche che rendono un prodotto particolarmente sostenibile sono: 

  • L’utilizzo di materie prime rinnovabili, estratte e lavorate in modo responsabile;
  • Processi produttivi atti a minimizzare il consumo di materiali e risorse energetiche, e a valorizzare economicamente e socialmente le persone coinvolte nella filiera;
  • Packaging assente o realizzato con materiali sostenibili e certificati (es. FSC - Forest Stewardship Council);
  • Emissioni di C02 ridotte, grazie a produzioni locali con filiere produttive brevi, trasporti limitati e progetti di compensazione.
  • Lunga durata della sua vita e possibilità di riciclo.

Come abbiamo visto quindi, la dimensione ambientale non è l’unica ad essere importante: anche quella sociale ricopre un ruolo fondamentale nella valutazione della sostenibilità di un prodotto.

Il mio consiglio? Con i tuoi soldi voti: sostieni le aziende che hanno davvero a cuore l’ambiente e che mostrano un impegno sincero e reale nei confronti delle comunità in cui operano. Sii diffidente rispetto alle iniziative green sporadiche, che sembrano non riflettere una strategia di sostenibilità aziendale a lungo termine

Pretendi chiarezza, sempre, perché molto spesso le aziende puntano proprio sulla vaghezza delle loro affermazioni per confondere i consumatori e spingerli all’acquisto. L’informazione è la chiave, poniamoci sempre tante domande e non diamo più nulla per scontato.

 

Questo articolo è stato scritto da Greta Volpi, divulgatrice sul tema della sostenibilità e dell'inclusione, ed esperta di marketing e comunicazione.