Differenze tra biodegradabile e compostabile

May 04, 22

Differenze tra biodegradabile e compostabile

Nonostante i termini compostabile e biodegradabile siano diventati ormai di uso comune, ci sono ancora molti dubbi rispetto al loro reale significato. 

Conoscere la differenza tra i due, però, è fondamentale per gestire correttamente i rifiuti e rispettare le normative vigenti.

Inoltre, questa consapevolezza consente di comprendere l’impatto che un materiale può avere sul Pianeta, perché no… i materiali biodegradabili e/o compostabili non sono necessariamente sostenibili!

Che cosa si intende per biodegradabile?

È biodegradabile ogni materiale che sia in grado di scomporsi nei suoi elementi costituenti attraverso l’azione di microrganismi (processo enzimatico). Il processo è generalmente facilitato da luce, acqua e ambienti ossidativi.

Ciò significa che un materiale, pur degradando completamente in tempi molto lunghi, come per esempio 100.000 anni, può rientrare comunque nella categoria dei materiali biodegradabili. Un blocco di acciaio ferroso, paradossalmente, potrebbe scomporsi in tempi molto più rapidi, ma non è biodegradabile in quanto non si degrada tramite un processo enzimatico.

Ora che abbiamo chiara la definizione di biodegradabile, veniamo al concetto di biodegradabilità, anch’esso importante per avere le idee più chiare.

Per biodegradabilità intendiamo l’attitudine dei composti chimici ad essere trasformati in altri componenti più semplici grazie all’azione di microorganismi naturali, in modo da poter essere immessi nuovamente nei cicli naturali. I fattori che entrano in gioco sono: composizione del materiale, fattori di degradazione, tempo, ed elementi che ne risultano a processo concluso.

La biodegradabilità è estremamente importante a livello ambientale, poiché una biodegradabilità elevata garantisce che il prodotto non arrechi danni all’ambiente e che possa quindi essere considerato eco-compatibile.

E come possiamo definire il livello di biodegradabilità di un materiale? L’unico modo è tramite dei test in laboratorio che ricreino i processi di biodegradazione naturali e che ci restituiscano dei risultati in tempi accettabili.

Qual è, invece, la definizione di compostabile?

Un materiale organico è compostabile quando, per essere riciclato correttamente, necessita di essere trattato con un processo di compostaggio.

Ma che cos’è un processo di compostaggio?

È sostanzialmente la versione industriale del test di laboratorio di cui abbiamo parlato poco fa.

Questo processo consente di facilitare la scomposizione degli elementi naturali di un materiale.

Lo scopo di questo processo però è diverso rispetto ai test di biodegradabilità. 

I processi di compost hanno l’obiettivo di:

  • Ottimizzare costi e tempi di riciclaggio dei rifiuti;
  • Permettere di compostare insieme sostanze che in partenza sono diverse tra di loro;
  • Ottenere un output che possa avere un qualche valore commerciale (biogas, fertilizzanti, etc.). 

Ciò significa che un materiale biodegradabile potrebbe essere non idoneo al compostaggio poiché troppo lento nel processo di biodegradazione, non compatibile con l'ambiente di compost o perché le sostanze di output inquinerebbero il prodotto finale.

Biodegradabilità e compostabilità in Europa

Un materiale, per essere considerato biodegradabile e/o compostabile tramite i sistemi di smaltimento in Europa, deve rispettare le seguenti condizioni:

  • Biodegradabilità pari ad almeno il 90% entro sei mesi in presenza di un ambiente ricco di anidride carbonica.
  • Il materiale non deve avere effetti negativi sul processo di compostaggio.
  • Deve avere una bassa concentrazione di metalli pesanti.
  • I valori di pH, il contenuto salino, le concentrazioni di solidi volatili, azoto, fosforo, magnesio e potassio devono rimanere al di sotto dei limiti stabiliti.

Per concludere, ecco cosa non devi dimenticare:

  • Esistono molte certificazioni private per ottenere dei gradi di biodegradabilità. Queste però vanno indicate su eventuali packaging specificando le condizioni di laboratorio in cui sono state verificate e i relativi risultati. In natura, i valori perdono del loro valore.
  • Un materiale biodegradabile può essere dannoso per l’ambiente (si pensi alle microplastiche). Per questo è giusto dismettere qualunque prodotto di consumo presso le relative discariche.
  • Nel nostro sistema di smaltimento rifiuti, un prodotto biodegradabile non compostabile verrà incenerito se non rientra in una categoria specifica di riciclo (es. carta).
  • Non tutti i rifiuti compostati diventano concime. Una buona parte viene trasformata in biogas e non è escluso che una buona percentuale venga incenerita.
  • Biodegradabile/compostabile non vuol dire sempre sostenibile. Un prodotto compostabile è progettato generalmente per essere utilizzato poco e/o per un breve periodo e i costo energetico e ambientale per creare e riciclare un prodotto con vita medio-breve è enorme rispetto alla sua funzione. In riferimento al loro utilizzo, una forchetta in acciaio inox è più sostenibile di una forchetta compostabile. Un box in plastica tenuto in cantina per 10 anni consuma meno risorse di una scatola da imballaggio in cartone utilizzata per un trasloco e poi gettata.

Il nostro consiglio quindi è: cerca di ridurre i tuoi rifiuti. Un rifiuto può essere compostabile e/o biodegradabile ma è pur sempre un rifiuto che ha bisogno di processi particolari e tempo per essere gestito. Prodotti più durevoli e meno rifiuti è sempre la scelta migliore!

 

Questo articolo è stato scritto da Greta Volpi, divulgatrice sul tema della sostenibilità e dell'inclusione, ed esperta di marketing e comunicazione.