Masturbazione femminile tra storia, cultura e tabù

Jan 07, 22

Masturbazione femminile tra storia, cultura e tabù

La masturbazione è una pratica autoerotica che consiste nella ricerca del piacere attraverso la stimolazione volontaria, diretta o indiretta, di organi genitali e altre aree sensibili. Per le donne, questa stimolazione si concentra spesso sulla clitoride, organo ricco di terminazioni nervose la cui funzione esclusiva è proprio quella di dare piacere. Pur non causando particolari effetti negativi, e avendo al contrario benefici considerevoli, la masturbazione femminile per molte persone rimane un argomento tabù, difficile da trattare senza vergogna e imbarazzo. In questo articolo vogliamo quindi fare chiarezza sull’autoerotismo femminile: cos’è, come è stato visto nel corso della storia, e quali benefici può avere per la salute fisica e mentale delle donne.


Un accenno alla storia della masturbazione femminile


Per comprendere meglio il disagio della società riguardo all’autoerotismo femminile è utile approcciare l’argomento andando un po’ indietro nella storia. Si può identificare l’origine dell’atteggiamento negativo nei confronti della masturbazione nell’opuscolo anonimo “Onania: ovvero l’odioso peccato dell’autopolluzione”, pubblicato a Londra nel 1712. Il testo citava una lista di gravi conseguenze fisiche per uomini e donne che si dedicavano all’autoerotismo. All’opuscolo fece eco nel 1760 il trattato L’Onanisme di Samuel-Auguste Tissot, uno dei più noti medici dell’epoca, che diventò un vero e proprio best-seller.

Nel Settecento sono nati anche alcuni degli stereotipi di genere che ancora permangono nella nostra cultura. Risale a questo secolo l’idea della donna come essere passivo, quasi asessuale, e dell’uomo come figura attiva, dalla libido incontrollabile. Il sesso è così diventato un’esperienza fallocentrica incentrata sulla penetrazione, che non lascia spazio al piacere femminile. Nello stesso periodo divenne comune prescrivere un massaggio vaginale come trattamento medico contro l’isteria, che si riteneva legata ad anomalie dei genitali femminili.

All’inizio del Novecento, Sigmund Freud contribuì a stigmatizzare ulteriormente l’autoerotismo femminile. Secondo Freud, nel clitoride ha sede la sessualità infantile e adolescenziale, che nelle donne adulte e pronte alla maternità si sposta verso la vagina. La masturbazione diventa quindi sintomo di un ritardo nello sviluppo, contrapposta al “sano” desiderio di rapporti penetrativi. 

La storia della masturbazione femminile vede una svolta positiva solo negli anni Cinquanta, quando Alfred Kinsey la definisce una pratica comune, naturale e senza effetti collaterali. I suoi studi hanno inoltre dimostrato che la penetrazione non è affatto necessaria per il piacere femminile. Ricerche successive hanno evidenziato che i rapporti penetrativi corrispondono anzi per molte donne a maggiori difficoltà nel raggiungimento dell’orgasmo.


Masturbazione femminile: perché è importante parlarne


Sebbene le superstizioni settecentesche siano state da tempo smentite, la disinformazione sull’argomento è difficile da estirpare. Molte giovani, anche per una carenza di adeguati insegnamenti di educazione sessuale nelle scuole, temono ancora che la masturbazione possa causare loro danni fisici. I pregiudizi inconsci legati a una visione arcaica dell’autoerotismo provocano in numerose ragazze e donne un senso di colpa o di vergogna riguardo al desiderio di esplorare da sole la propria sessualità.

Questi sentimenti sono legati anche a una diffusa ipersessualizzazione della donna all’interno della nostra società. Le figure femminili sono infatti spesso ritratte nei media come oggetto passivo di desiderio sessuale attraverso quello che la critica cinematografica Laura Mulvey ha definito “lo sguardo maschile”. Quest’ottica è così pervasiva che molte donne la interiorizzano involontariamente: l’autoerotismo non è più un’esperienza intima e personale, ma viene percepito come un atto ipersessualizzato che provoca vergogna.

 

Per tutte queste ragioni è fondamentale creare condizioni che permettano di fare domande, confrontarsi, condividere dubbi ed esperienze, per abbattere gli ostacoli culturali che impediscono una corretta conoscenza dell’argomento. Solo in questo modo può avvenire una normalizzazione del desiderio femminile e dell’autoerotismo come momento di naturale esplorazione di se stesse. Parlarne senza paure è anche la maniera più efficace per sfatare gli stereotipi negativi che circondano questa pratica. Si potrebbe così creare finalmente una maggiore consapevolezza dei numerosi benefici psicofisici legati alla masturbazione femminile.


Quali sono i benefici della masturbazione femminile


La masturbazione femminile non solo è priva delle fantasiose controindicazioni elencate dagli scienziati del Settecento, ma ha al contrario svariati benefici fisici, psicologici, emotivi. In primo luogo, dedicarsi all’autoerotismo permette l’emancipazione da una visione della sessualità incentrata sulla penetrazione e sul piacere maschile, quindi inevitabilmente eterocentrica. È uno strumento di empowerment per rivendicare per se stesse il diritto al piacere, alle proprie condizioni.

È inoltre un ottimo metodo per imparare a conoscere il proprio corpo, le aree più sensibili e il tipo di stimolazione preferito. Si può così acquisire una maggiore familiarità con i propri desideri, che può risultare in una profonda soddisfazione anche in compagnia di eventuali partner. Essere consapevoli di ciò che piace o non piace, e saperlo esprimere in modo chiaro e diretto, è infatti importante per una vita sessuale felice.

La masturbazione ha anche effetti positivi a livello fisico ed emotivo, grazie al rilascio di neurotrasmettitori come la dopamina e l’ossitocina. Queste sostanze donano un senso di benessere, rilassano riducendo i livelli di stress e ansia, e alcuni studi indicano che possano addirittura alleviare i crampi e i dolori mestruali. 

È bene notare che in caso di dolori o sensazioni di fastidio al tocco è fondamentale rivolgersi al* propri* ginecolog* per valutare possibili cause o trattamenti. Condizioni come la vulvodinia, che interessa circa il 15% delle donne italiane, causano infatti dolore al contatto con la zona vulvare e rendono quindi sgradevole la pratica della masturbazione.

Come abbiamo visto, la masturbazione femminile rimane un argomento difficile da trattare, ma cruciale per il benessere delle donne. È auspicabile quindi che la nostra società si lasci alle spalle tabù e vecchi stereotipi, per favorire una più ampia divulgazione di informazioni accurate a riguardo. Ogni persona merita di sentirsi libera di fare domande, raccontarsi, esplorare se stessa e il proprio corpo. Solo così le donne possono vivere la propria sessualità con serenità e agio, cercando il piacere nei modi e nei tempi più adatti a loro.